Recovery fund, i fondi ue destinati alla formazione tecnica

24 feb 2021

Mario Draghi, nel suo discorso programmatico, l'ha detto chiaramente. La scuola è tra le priorità del nuovo Governo e una particolare attenzione va riservata agli istituti tecnici superiori, corsi post diploma che in molti casi possono rappresentare una valida alternativa alla laurea. Nati nel 1998, ma concretamente operativi solo da una decina di anni, sono 107 in tutta Italia collocati soprattutto al Nord, frutto della collaborazione fra scuole e imprese del territorio e università. Gli indirizzi di studio, con il 30% delle ore svolte in azienda vanno dalla meccatronica alle nuove tecnologie avanzate di industria 4.0. L'obiettivo è di formare un corso Biennale o triennale concordato con le necessità del sistema produttivo, profili di lavoratori super ricercati dalle piccole e medie imprese, tanto che ad un anno dal diploma oltre l'80% degli studenti trova un'occupazione. Però in Italia finora i ragazzi iscritti a questi percorsi professionali sono ancora pochi, intorno ai 18000, contro i 400000 francesi e milioni di tedeschi. Il punto sta proprio qui, per potenziare e rilanciare questa offerta formativa ancora non molto conosciuta dai giovani e famiglie, il recovery plan stanzia risorse record: un miliardo e mezzo che, come ha detto lo stesso Presidente del Consiglio, rappresenta 20 volte il finanziamento di un anno normale pre pandemia. Gli obiettivi sono ambiziosi, per soddisfare il fabbisogno di figure tecniche nell'area digitale e ambientale sarebbe necessario diplomare 3 milioni di ragazzi e ragazze nel quinquennio 2019 2023. Nonostante il calo dell'occupazione conseguente alla pandemia, infatti, per le aziende quasi 3 ricerche di personale tecnico su 10 sono difficili da reperire proprio in particolare nei settori della tecnologia innovativa, mobilità sostenibile e della meccanica. Una preziosa opportunità in un Paese che ha il triste primato in Europa, con oltre il 22% della popolazione tra i 15 e i 29 anni che non studia, non lavora, ha una disoccupazione giovanile che sfiora il 30% a fine 2020.

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