Recovery Fund, iter complicato da crisi di governo

29 gen 2021

Il cammino italiano per il recovery plan è ancora lungo e la crisi di governo crea incertezza sui tempi. L'ultimo documento nel quale Palazzo Chigi spiega come sarà spesa la montagna di miliardi europei contro la crisi causata dalla pandemia è nelle mani del parlamento, a cui tocca esaminarlo. Nel frattempo, nonostante le incognite su chi guiderà il Paese, proseguono gli incontri con le parti sociali chiamate a dare suggerimenti che quasi sicuramente porteranno a modifiche. Ci sarà dunque una nuova versione del piano di "rilancio e resilienza", questo il nome ufficiale, che nella sua attuale architettura ancora non disegna la struttura a cui sarà affidata la complessa gestione dei soldi e la realizzazione dei progetti. Risolto anche questo passaggio, il recovery plan dovrà essere approvato da Camera e Senato, quindi inviato a Bruxelles. Appare arduo che tutto questo iter possa concludersi entro metà febbraio, come auspicato da Giuseppe Conte, considerato che in Parlamento non si sa quale sarà la maggioranza. Non per niente nell'unione c'è un po' di preoccupazione e sono arrivati messaggi chiari: l'Italia deve dire di più sulle riforme, da quella della giustizia, quella sulla lotta all'evasione fiscale e precisare nel dettaglio le opere da finanziare. Dovrà essere Bruxelles, infatti, a dare il disco verde definitivo al nostro piano attraverso oltre tutto un procedimento piuttosto complesso. È vero che per definire quali cantieri avviare c'è tempo fino al 30 aprile, ma più si rimanda e più tardi arriveranno i denari promessi. Stiamo parlando di oltre 200 miliardi, di gran lunga la fetta più grossa dell'intero pacchetto di sussidi e prestiti predisposto dall'Unione. E se alla storica difficoltà dell'Italia a spendere i fondi comunitari si aggiunge l'attuale, ma anche questa storica, instabilità politica, si comprende perché non c'è da stare tranquilli.

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