Recovery fund, l'impatto dei fondi Ue sull'occupazione

18 mag 2021

È difficile prevedere quello che accadrà quando finirà il blocco dei licenziamenti. Sappiamo bene invece quanto già sia costato al mondo del lavoro un anno di pandemia. Infatti, se andiamo a vedere gli occupati da febbraio 2020, ultimo mese prima dell'emergenza virus, nonostante il blocco dei licenziamenti e nonostante l'utilizzo record della cassa integrazione, confrontati con gli occupati al febbraio 2021, ebbene, abbiamo perso 945.000 posti di lavoro, è un numero altissimo. È vero che su questo pesa anche il nuovo metodo di calcolo con le regole europee utilizzato dall'Istat, che fa emergere di più i non-occupati, ma comunque il numero dei senza lavoro è davvero preoccupante. Ecco perché tutte le attese sono sul Piano di Ripresa e Resilienza: il Recovery Fund. Il Governo stima che nell'ultimo triennio del piano, tra il 2024 e il 2026, l'impatto sull'occupazione sarà di un +3,2, il che vuol dire più 750.000 posti di lavoro aggiuntivi. Se così fosse, anche se qualcuno dice sono stime anche abbastanza prudenti, se così fosse comunque non si riuscirebbe a recuperare quei 945.000 posti di lavoro persi durante la pandemia e in più c'è il rischio che a questi se ne aggiungano altri. Un'impresa, infatti, stima che ce ne siano altri 600.000, per arrivare ad un totale di posti persi tra il 2020 e il 2021, di un milione e mezzo. Ci sono anche ulteriori stime, perché i consulenti del lavoro ci ricordano che ancora a metà aprile, 1.800.000 lavoratori è fermo o per sospensione dell'attività delle imprese o perché è in cassa integrazione, questo è il quadro. Ma torniamo all'impatto del Recovery sull'occupazione, come sono messi gli altri Paesi europei? Premessa importante: è molto difficile fare il paragone tra i diversi Piani, sono diversi gli investimenti impiegati, le destinazioni degli investimenti e, soprattutto, l'orizzonte temporale in cui questi vengono dispiegati. Ma, comunque, ha provato a fare un paragone Andrea Garnero, che è un economista dell'OCSE, andando a vedere quanti posti di lavoro si creano per milione di Fondi investiti. Eccoli qua: l'Italia è all'ultimo posto, con 3,9, contro i 12 della Francia, gli 11,5 della Spagna, gli 8,2 della Germania. Anche la Grecia ci supera con i suoi 6,2. E tutto questo pensando che l'Italia è il Paese che beneficia di più dei fondi europei e ha chiesto tutti quelli possibili tra sussidi e prestiti che andranno restituiti. Tra le sei missioni del Piano sono le prime due, quelle cioè dedicate alla transizione digitale e a quella ecologica, che hanno un impatto maggiore sull'occupazione, +0,9 e +0,8, ma c'è chi dice che questi numeri potrebbero essere anche più grandi. Il problema è che molte di queste nuove tecnologie utilizzate nella transizione ecologica e in quella digitale non sono prodotte nel nostro Paese o lo sono in maniera molto limitata. Ecco perché queste filiere rischiano di non usufruire in pieno dei fondi messi a disposizione dall'Europa. E allora la domanda è questa: l'Italia si avvia certamente verso un percorso di ripresa, ma rischiamo una ripresa che abbia un limitato impatto sull'occupazione?.

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