Recovery Fund partirà quasi a metà, specie su infrastrutture

23 dic 2020

Il Next Generation EU rappresenta per l'Italia un gruzzolo da quasi 209 miliardi di euro tra prestiti e sussidi, ma non tutti questi soldi si tramuteranno in spese e investimenti aggiuntivi per il nostro Paese. Il Governo ha infatti deciso che non utilizzerà tutti i fondi europei per aumentare la spesa pubblica. Una parte consistente, pari a circa il 40%, dovrebbe infatti essere destinata a finanziare progetti e misure già decise e già finanziate. La rinuncia riguarderà parte dei prestiti, che, se utilizzati per spese aggiuntive, farebbero lievitare il già altissimo debito pubblico italiano. In pratica, prima del Recovery Fund, l'Italia pianificava di trovare gli 88 miliardi in questione in deficit sul mercato finanziario. Ora, invece, gli stessi soldi se li farà prestare dall'Europa. Ci si limita, insomma, a cambiare creditore con un risparmio solo sul tasso di interesse. Uno studio dell'Associazione Nazionale Costruttori edili ha evidenziato su questo che per il settore delle infrastrutture i fondi stanziati per opere già in corso di progettazione e costruzione sono, invece, la maggior parte. Si tratterebbe, infatti, in tutto, di 27 miliardi di euro per infrastrutture, nella maggior parte ferroviarie, di cui 18 già disponibili, che verrebbero sostituiti dai fondi europei, e solo 9 miliardi freschi e aggiuntivi per i nuovi progetti e le ragioni poggiano sulla realtà dei cantieri in Italia. I fondi europei vanno spesi tassativamente entro il 2026 e utilizzarne troppi per cantieri nuovi rischierebbe di farci finire fuori tempo massimo, un rischio su cui uno studio di Prometeia stima che riusciremo a spendere al massimo l'80% dei soldi europei, proprio per colpa dell'inefficienza della programmazione italiana e, dunque, per evitarlo pagheremo un prezzo, limitando l'impatto sulla crescita del Recovery Fund, che partirà quasi dimezzato per limitare la crescita del debito pubblico.

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