Recovery Fund, patto stabilità forse sospeso nel 2022

11 nov 2020

Un altro scoglio è stato superato, ma la corsa a ostacoli per il Recovery Fund continua. Dopo settimane di scontri politici, parlamento e consigli UE hanno trovato l'accordo sul bilancio europeo al quale era appeso il programma per la ripresa da 750 miliardi, dei quali oltre 200 per l'Italia. Senza queste intese, il complesso iter per gli aiuti contro la crisi causata dalla pandemia non poteva andare avanti. Il disco verde al budget, cioè i soldi necessari al funzionamento delle istituzioni comunitarie, serve, tra le altre cose, a garantire la raccolta sul mercato dei denari che saranno distribuiti nei prossimi anni ai vari Paesi, sotto forma di sussidi e prestiti nell'ambito del Next Generation Eu. Per la cronaca, l'unione avrà 16 miliardi in più a disposizione nel periodo 2021-2027, sono destinati a capitoli, per così dire, storici, come l'Erasmus. Non si tratta di denari aggiuntivi al Recovery Fund, che adesso prosegue il suo complesso iter fatto di approvazioni e ratifiche. Se nessuno stato si metterà di traverso, Ungheria e Polonia minacciano veti, sarà operativo a febbraio-marzo, il che vuol dire che i primi quattrini arriveranno nelle casse dei singoli governi non prima dell'estate. Nel mezzo la presentazione dei Piani nazionali di spesa vincolati ad alcune macroaree, ambiente e digitale in primis e all'approvazione di Bruxelles. L'Italia ha formulato le linee guida, ma non sappiamo, nello specifico, quali progetti si vogliono mandare avanti. Si è parlato di riconversione industriale di aree come quella di Taranto, del superbonus al 110% per le ristrutturazioni, di alta velocità ferroviaria, di ospedali più moderni, di fibra ottica superveloce. Intanto il commissario economico, Paolo Gentiloni, che evoca la possibilità che il patto di stabilità, già congelato per la crisi, venga sospeso anche nel 2022 avverte "servono procedure più semplici, altrimenti si rischia di non prendere tutti i soldi a disposizione", un messaggio che sembra rivolto direttamente al nostro Paese, penultimo nell'unione per l'utilizzo dei fondi comunitari.

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