Recovery Plan, poco più di 20 miliardi per la Salute

05 mag 2021

Una rete capillare moderna per la prevenzione e le cure. Questo il principale obiettivo della sesta missione del Recovery Plan italiano, quella dedicata alla salute. Tra fondi europei e nazionali, a questo capitolo sono destinati poco più di 20 miliardi, circa l'8% del totale degli stanziamenti. In Parlamento, Mario Draghi ha sottolineato come la pandemia abbia messo in risalto l'importanza del sistema sanitario pubblico e la sua rilevanza economica. Sulle cifre però non sono mancate le polemiche, visto che alla sanità è toccata la quota più bassa dell'intero Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. I soldi da spendere nei prossimi anni sono ripartiti in due grandi filoni: il primo, che vale 9 miliardi, è quello che tocca più da vicino gli italiani, perché riguarda il potenziamento dell'assistenza e le cure domiciliari. Il fulcro è rappresentato dalle Case della Comunità, entro la metà del 2026 se ne vogliono avviare oltre 1200. In queste strutture saranno coordinati tutti i servizi sanitari, con medici di vario tipo, dai pediatria agli specialisti e funzioni anche di consultorio per famiglie, donne e bambini. Avranno il compito di alleviare la pressione sugli ospedali e i pronto soccorso quando, per esempio, non è necessario un lungo ricovero o non c'è molta urgenza. Saranno poi potenziate le cure in casa. Entro 5 anni l'assistenza domiciliare dovrebbe raggiungere il 10% dei pazienti anziani. Uno standard finora centrato solo in quattro regioni. Per ammodernare gli ospedali, a partire dagli edifici e per comprare apparecchiature mediche, ci sono oltre 11 miliardi. Saranno impiegati per l'innovazione, l'acquisto di sistemi digitali e la ricerca. Su questo fronte, il Recovery Plan cita il completamento del Fascicolo Sanitario Elettronico, con dentro tutti i dati e i documenti di un paziente, in modo da poter fornire prestazioni più accurate e accorcia i tempi di attesa.

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