Recovery Plan, tanti i nodi ancora da sciogliere

18 gen 2021

La partita del recovery plan è tutta da giocare, dopo il via libera in Consiglio dei ministri, serve l'approvazione del Parlamento, dove si discuterà anche di uno dei punti ancora da definire, quello della governance, cioè la struttura che dovrà realizzarlo. Il primo esame di Bruxelles, poi, ci dirà quali modifiche sono necessarie prima di scandire i singoli progetti e nel mirino potrebbero esserci le riforme con in testa quello della giustizia che rallenta spesso l'economia. Ma vediamo cosa prevede il documento col quale l'esecutivo descrive come spendere nel 2021/2026 gli aiuti europei contro la crisi causata dalla pandemia. Il piano per la ripresa è articolato su più livelli. Il suo cuore è rappresentato dai 210,9 miliardi del recovery fund, quattrini che devono ancora arrivare, che sono la quasi totalità del vasto programma di sussidi e prestiti varato dall'Europa la scorsa estate. Stiamo parlando del next generation eu, che comprende altre risorse comunitarie, il cosiddetto react eu e che l'esecutivo inserisce nel suo piano, che sale così a 224 miliardi. Si vogliono poi impiegare anche i denari del bilancio europeo, risorse ordinarie assegnate all'Italia per cui i miliardi complessivi a disposizione diventano quasi 312. Limitandoci al nocciolo del piano per la ripresa i 210,9 miliardi ecco come saranno distribuiti i fondi, il capitolo più corposo è quello dell'ambiente con oltre 67 miliardi, a seguire ci sono 45 miliardi e mezzo per il digitale, quasi 32 per le infrastrutture, 26,6 per istruzione e ricerca, assorba oltre 21 miliardi l'inclusione e la coesione, cioé una serie di interventi che vanno dal lavoro alle case popolari, mentre per la salute i miliardi sono 18. Ciascuno di questi capitoli, come detto, usufruirà poi di altri fondi aggiuntivi e sarà affiancato da progetti di riforma, oltre alla giustizia, quella delle tasse per chi ha redditi medio bassi e quella degli ammortizzatori sociali.

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