Riforma autonomie, il nodo dell'extragettito

23 lug 2019

L'intricata partita dell'autonomia differenziata è ancora tutta da giocare. Vanno definite quali competenze lo Stato dovrebbe lasciare a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna e quante tasse in più queste regioni potranno trattenere. E' una questione soprattutto finanziaria, sebbene l'esclusione del capitolo della scuola, che da solo vale oltre 8 miliardi l'anno, ridimensioni la questione. Questione che ruota intorno al cosiddetto extragettito, cioè i denari in più che le regioni del Nord si potrebbero ritrovare tenendosi più tasse. Secondo quanto previsto nella bozza del progetto di Governo, in prima battuta per tre anni il finanziamento delle competenze trasferite prevedrebbe la stessa quantità di soldi che oggi spende lo Stato. Invece di arrivare da Roma, verrebbero trattenuti dalle tasse pagate sul territorio. All'inizio, quindi, non cambierebbe granché. Potrebbe però capitare, con l'andare del tempo, che l'economia della Lombardia corra molto e che, di conseguenza, cresca anche l'incasso generato da quelle imposte, superando la spesa preventivata. Si avrebbe, quindi, un extragettito, cioè la Lombardia si ritroverebbe in cassa più denari. Una situazione analoga si verificherebbe se un certo servizio trasferito alle regioni, per esempio quello dei giudici di pace o della tutela del territorio, finisse per costare meno, magari perché reso più efficiente o tagliando eventuali sprechi. Che fine farebbero questi quattrini risparmiati? Se rimanessero nelle regioni che hanno ottenuto l'autonomia, potrebbe allargarsi la forbice con il resto del Paese e lo Stato centrale potrebbe trovarsi a corto di risorse. Quei soldi non sarebbero più competenza di Roma e non potrebbero essere usati, per esempio, nelle regioni del Sud. Se fossero necessari, si dovrebbe cercarli altrove, magari alzando le imposte a tutti gli italiani. Per questo i 5 Stelle premono perché i risparmi di spesa o gli aumenti di gettito finiscano in un fondo comune per essere redistribuiti su scala nazionale. Un'idea che non piace, però, ai governatori del Nord e alla Lega perché, sostengono, se i residui generati da un aumento di efficienza o dalla crescita della regione non restano sul territorio, l'autonomia non è reale. Insomma, la partita sarà ancora lunga.

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