Riforma Mes, cosa è e come funziona il fondo salva stati

02 dic 2019

Il meccanismo europeo di stabilità è il nome preciso del fondo salva-Stati, cioè il salvagente già oggi esistente per dare prestiti ai Paesi dell'area euro che non riescono a finanziarsi sui mercati o che hanno il sistema bancario traballante. È già stato usato negli anni scorsi in cinque occasioni, Irlanda, Portogallo, Cipro e Grecia. Si è deciso di riformarlo per renderlo più efficace in caso di crisi e per mettergli più soldi a disposizione. Il funzionamento non è molto diverso da quello attuale, ma ci sono alcuni dettagli che fanno discutere. Il principale riguarda le condizioni che vengono chieste al Paese che bussa alla porta del fondo per chiedere i soldi. Prima di concederglieli bisognerà capire se potrà restituirli. Se nascessero dei dubbi si potrà chiedere di tagliare il debito esistente, cioè di imporre perdite a chi avrà comprato titoli di Stato. Una prospettiva indigesta per i cittadini, le banche e lo Stato stesso. Già oggi questa possibilità esiste, come ha dimostrato il caso della Grecia. Con la riforma del fondo salva-Stati questa decisione vedrebbe un peso maggiore proprio del fondo salva-Stati stesso, che è guidato da tecnici. Chi critica la riforma del MES teme in sostanza che se un giorno l'Italia avrà bisogno di aiuto un gruppo ristretto di funzionari, sensibile alle richieste tedesche, possa avere in mano il destino finanziario del Paese. Sulla riforma del MES il semaforo verde, compreso quello del Governo italiano, è arrivato lo scorso giugno e ora si dovrebbe procedere alla firma e alla ratifica dei parlamenti. La riforma fa parte di un pacchetto più ampio di revisione dell'architettura finanziaria europea, che comprende anche la cosiddetta unione bancaria, su cui ancora non si è trovato un accordo nell'euro zona. Il problema politico è dunque valutare se ci sia spazio per modifiche e se sia necessario rimandare le richieste italiane alla discussione di queste successive riforme.

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