Ristorazione, i numeri della crisi

11 mag 2021

Le riapertura definitive di bar e ristoranti, con superamento del coprifuoco e possibilità di mangiare all'interno dei locali o al bancone, valgono 3 miliardi e mezzo di euro al mese. La stima è di Coldiretti secondo cui oggi, con le restrizioni ancora in vigore, sono aperte solo la metà delle 360 mila attività di ristorazione italiane, con a cascata un danno per la filiera agroalimentare. Bar, ristoranti, mense, catering, agriturismi, quello della ristorazione è uno dei settori che più hanno pagato, in parte stanno ancora pagando, le restrizioni anti-Covid. E i dati più recenti confermano un vero e proprio tsunami economico: nel 2020 le perdite dei pubblici esercizi sono arrivate a oltre 34 miliardi di euro. Si tratta di un crollo del 40% rispetto ai 86 miliardi fatturati nel 2019, anno che, va detto, ha stabilito un record per la spesa alimentare fuori casa. Nel 2021 non va troppo meglio anzi, nel solo primo trimestre sono andati persi 10 miliardi di euro. Un calo del 65% nel confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente. E se il crollo di fatturato era ampiamente annunciato, vista la severità delle restrizioni, sorprende un po' il dato sulle chiusure: il numero di pubblici esercizi che nel 2020 hanno chiuso i battenti, circa 23 mila, è il più basso degli ultimi 10 anni. Ma il più basso dell'ultimo decennio è anche il numero di aperture e il saldo tra chi avvia un'attività e chi la cessa definitivamente, è uno dei peggiori sempre. Del resto molti ristoratori si sono tenuti a galla grazie al take away o alle consegne a domicilio. Strada scelta dal 77% di loro, mentre gli altri hanno preferito rimanere chiusi. Forti sono stati i contraccolpi sull'occupazione: nei pubblici esercizi la crisi ha bruciato 243 mila posti di lavoro, quasi uno su quattro.

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