Ristori e stop cartelle esattoriali prime sfide di Draghi

15 feb 2021

Quasi una manovra finanziaria da varare. Pronti via, appena entrato in carica tra le incombenze più urgenti del Governo Draghi, il decreto Ristori 5 lasciato incompiuto dell'esecutivo Conte, che per predisporlo si era fatto autorizzare dal Parlamento uno scostamento rispetto al bilancio di ben 32 miliardi di euro tutto in deficit, da usare in parte per gli indennizzi e in parte come riserva per eventuali provvedimenti successivi. Una massa di soldi superiore alla somma dei 4 decreti Ristori precedenti e anche al Cura Italia del 17 marzo scorso, 11 mesi fa, il primo provvedimento economico d'urgenza legato alla pandemia. Il nuovo Ministro dell'economia Daniele Franco, troverà sulla scrivania una bozza già in via di composizione impostata da Gualtieri, su cui però andranno prese alcune decisioni squisitamente politiche, sia per stabilire le categorie da rimborsare, sia per l'eventuale proroga della cassa integrazione covid legata a sua volta al blocco dei licenziamenti e attualmente fissato al 31 marzo. Ma il neo Ministro del lavoro Orlando ha già intavolato prima ancora del voto di fiducia in Parlamento, la discussione con i sindacati che chiedono a gran voce una ulteriore proroga. In questo effetto domino rientra a pieno titolo anche il congelamento delle cartelle esattoriali, sospesa da un anno causa covid per i cittadini non in regola con il fisco. Oltre 50 milioni di atti sono in partenza dal primo marzo se il Governo non deciderà per un'ulteriore sospensione, mentre resta sul tavolo l'ipotesi di una vera rottamazione, quantomeno per una parte di questa mole di atti. Insomma ancora un po' di freezer, mentre si prepara il falò.

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