Sblocco licenziamenti dal 1 novembre per alcuni settori

01 nov 2021

Era l'ultimo pezzo di muro anti-Covid rimasto in piedi dalla scorsa estate e ora è venuto meno anche quello. Il 30 giugno finiva il blocco dei licenziamenti, argine messo su in tutta fretta a febbraio 2020, con lo scoppio della pandemia e i primi stop alle attività, per la grande industria e l'edilizia. Il 31 ottobre è finito anche per i settori per i quali era stato prorogato: terziario, piccole imprese, artigianato, e tre comparti dell'industria più flagellati dalla crisi Covid tessile, abbigliamento e pelletteria. Anche per i lavoratori di questi settori quindi dal primo novembre è possibile il licenziamento collettivo o per giustificato motivo oggettivo, leggi crisi aziendale. Solo quando si è finito però di usare tutta la cassa integrazione Covid disponibile. Ma com'è andata negli ultimi quattro mesi per i settori già tornati alle regole tra virgolette normali? Premesso che è presto per numeri definitivi una prima valutazione si può trarre dall'ultimo osservatorio di Ministero del Lavoro e Bankitalia sulle comunicazioni obbligatorie delle aziende, pubblicato a settembre e aggiornato al 31 agosto. In sintesi ci dice che: a luglio, pronti via, sono scattati circa 10 mila licenziamenti nei due comparti considerati, che ragionevolmente i datori l'avevano già in canna e li hanno concretizzati appena scaduto il divieto. Che nel computo del mese non siamo però distanti da luglio 2019. Che ad agosto, complice la ripresa dell'economia, i licenziamenti si sono attestati, si legge, su valori estremamente contenuti, almeno per i dipendenti a tempo indeterminato, all'incirca 4 milioni tra edilizia e industria manifatturiera e che meno bene è andata per i rapporti a termine e le collaborazioni. Ma è un tipico fenomeno a due facce e di portata più generale perché, si legge ancora, quasi il 90% dei posti di lavoro creati dall'inizio del 2021 è stato attivato con un contratto a termine. In attesa dei dati completi di settembre e ottobre insomma l'emorragia di posti di lavoro sembra essere stata scongiurata dalla forte ripresa dell'attività. Il muro, quando serviva ha retto. Dal primo novembre, per i regolatori, non serve più.

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