Ci sarà un tavolo al Governo, ma intanto oggi niente buoni pasto in molti bar, ristoranti e supermercati, per i 3 milioni di Italiani che ce li hanno in tasca. Dunque il rischio di vedersi rifiutare il ticket alla cassa in quello che è stato definito il primo sciopero da diverse categorie di esercenti dalla grande distribuzione, ai piccoli commercianti, che spiegano il perché della protesta. A causa delle commissioni, ci rimettono troppi soldi e quindi chiedono che il sistema venga cambiato. Per questo la Viceministra all'Economia: Laura Castelli, promette di cercare una soluzione insieme ai diretti interessati. La questione si protrae da anni, per ogni ticket un ristoratore per esempio ci perderebbe circa il 20%. Cioè su un buono di 8,00 euro, ne incasserebbe poco più di 6,00, a causa di balzelli e altri oneri a cui si sommano i ritardi nei rimborsi da parte delle società che emettono i voucher. Una sorta di tassa occulta che sarebbe dovuta in buona parte al sistema che regola il meccanismo degli appalti. Lo Stato, periodicamente assegna le gare per i buoni che vanno ai dipendenti pubblici e si spunta all'offerta più vantaggiosa per far risparmiare soldi all'erario. Ma questa corsa al ribasso finisce per diventare punto di riferimento anche per le aziende private, che cosi ne avrebbero un danno. In questo quadro a rimetterci, almeno per un giorno, sono anche i milioni di lavoratori che utilizzano i tagliandi, non solo per la pausa pranzo ma anche per la spesa. Si tratta in effetti di una parte di salario che nel complesso risulta consistente. Nel 2019 sono stati emessi mezzo miliardo di buoni, per un valore totale di oltre 3 miliardi di euro. Ne circolano 13 milioni al giorno tranne oggi.























