Sindacati al governo: utlizzo Recovery Fund per il lavoro

18 set 2020

Come saranno utilizzati i fondi europei stanziati contro la crisi causata dalla pandemia? A chiederselo sono i sindacati che vogliono mettere il lavoro al centro delle scelte che saranno fatte nelle prossime settimane, quando si inizierà a capire quali progetti finanziare. Progetti dai quali, protestano CGIL, CISL e UIL, finora sono stati esclusi. Ecco perché i 209 miliardi del Recovery Fund che saranno assegnati all'Italia sono state al centro delle istanze che i sindacati hanno rivolto al Governo durante la manifestazione nazionale. Per il segretario della CGIL, Maurizio Landini, non si tratta semplicemente di spendere soldi per questo o quel progetto, ma aggiunge, di investire per cambiare il Paese. "La montagna di quattrini che pioverà dell'Europa è un'occasione unica" dice la numero uno della CISL Annamaria Furlan "nessuno euro deve essere sprecato". Migliorare le condizioni di salute e sicurezza, ridurre la precarietà delle disuguaglianze, porre fine alle politiche di austerity. Sono questi i concetti cari ai sindacati, ma "la politica", sostiene il segretario della UIL Pierpaolo Bombardieri, "è distratta dalle beghe interne dalle elezioni e dal referendum". La protesta riguarda pure il mancato rinnovo dei contratti che coinvolge oltre 10 milioni di italiani e che ci ricorda i rapporti tesi con Confindustria. E ancora molte questioni antiche ma irrisolte. La riforma fiscale, per rendere più pesanti le buste paga, la lotta all'evasione, i giovani dell'istruzione, il Mezzogiorno, fino alla proroga delle misure per ridurre l'impatto della pandemia sui lavoratori, a partire dalla cassa integrazione speciale e il blocco dei licenziamenti che scadrà a fine anno. Tutti interventi che hanno salvato molti lavoratori, ma che non sono comunque riusciti a evitare effetti drammatici. Tra marzo e giugno, un periodo solo in parte interessato dal lockdown, sono andati in fumo 578.000 posti rispetto a un anno prima e il conto più salato l' hanno pagato i precari.

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