Soci storici Ubi Banca respingono offerta Intesa

20 feb 2020

Ostile, non concordata, non coerente e quindi inaccettabile. È un no senza appello quello che arriva da uno dei gruppi dei soci storici di UBI Banca, all'offerta di acquisto di Intesa Sanpaolo. Gli azionisti bresciani, bergamaschi e alcune fondazioni dell'istituto, riuniti nel cosiddetto patto Car, insieme hanno circa il 18% e nel sostenere che UBI è sana, stabile e redditizia, non escludono di poter aumentare la loro quota. La risposta dei soci storici dà una sponda al numero uno dell'istituto, Victor Massiah, che, in maniera meno netta aveva espresso dubbi, concludendo che l'intera operazione non ha un esito scontato. Ottimista resta invece Carlo Messina convinto che Intesa, la banca che guida, riuscirà a raggiungere il suo obiettivo, escludendo che ci sarà un rilancio sul prezzo messo sul piatto. Se gli azionisti di UBI accetteranno l’offerta, incasseranno un premio di circa il 28%. La fusione farebbe nascere un colosso del credito a livello europeo con più di 1000 miliardi di euro di risparmi di gestione e un utile stimato a 6 miliardi. 2500 le assunzioni previste a fronte di 5000 uscite tra il personale. L'idea di un'aggregazione di questo tipo è vista di buon occhio dalla politica e dalle autorità, perché consoliderebbe il nostro sistema bancario. La BCE, ma anche la Banca d'Italia spingono da tempo verso le fusioni, allo scopo di rendere più redditizi gli istituti. I bassi tassi di interesse, l'aumento dei costi e la concorrenza del digitale riducono i profitti. E la creazione di gruppi dalle spalle più larghe, è vista come una necessità.

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