Titoli di Stato, il sorpasso della Grecia

08 nov 2019

Per anni gli analisti finanziari l'hanno vista come la pecora nera d'Europa. I suoi titoli di Stato erano considerati così a rischio che erano arrivati a rendere cifre stellari, segno di scarsa fiducia da parte degli investitori. La Grecia ha pagato duramente la crisi dei suoi conti pubblici, i piani di salvataggio e la ristrutturazione del suo debito. Per molto tempo i suoi Titoli di Stato sono stati fuori dal mercato. Un calvario unico tra i paesi europei. Ora Atene sembra aver ritrovato la fiducia dei mercati. Non solo oggi sui Titoli di Stato pluriennali sono di fatto allineati a quelli italiani e anzi su alcune scadenze in questi giorni c'è stato il sorpasso, ma è interessante vedere il percorso che hanno compiuto. Atene è tornata a chiedere prestiti decennali al mercato solo lo scorso marzo e da allora i suoi rendimenti sono scesi dal 4 all'1,3%. Quelli italiani pure sono scesi, ma molto di meno. Il confronto tra i nostri Titoli di Stato e quelli greci da solo non significa molto. Allargando lo sguardo all'Eurozona, si vede come Roma e Atene siano i due paesi di cui gli investitori oggi si fidano meno. Sulle scadenze pluriennali hanno infatti i rendimenti più alti. Tra le principali economie sono gli unici ad esempio ad avere rendimenti positivi sui titoli a cinque anni, il che può attirare investitori in un contesto in cui tutti gli altri Bond di Stato non rendono nulla. Se poi si vanno a vedere i Bond governativi degli altri paesi travolti dalla crisi del 2008, i cosiddetti PX acronimo che ricorda la parola inglese maiali e che indicava il Portogallo, la Spagna e l'Irlanda, oltre appunto alla Grecia e all'Italia, ebbene fanno tutti meglio sia di quelli italiani che di quelli greci. Sul fronte dei Titoli Stato insomma, nonostante le molte differenze tra le due economie, Roma e Atene restano ancora le cenerentole d'Europa.

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