Tra coronavirus e dazi l'economia vacilla

07 feb 2020

Le conseguenze economiche del coronavirus restano un puzzle, ma le notizie che continuano ad arrivare non sono rosee, a partire dal comparto automobilistico. Toyota, che avrebbe dovuto riaprire i suoi impianti in Cina l'8 febbraio, posticipa di un’ulteriore settimana la ripresa delle attività. Fca potrebbe fermare l'attività di una fabbrica europea, anche se non si sa quale degli 11 stabilimenti del gruppo, che larga parte sono in Italia, possa essere coinvolto. L'attività in Cina è ferma dal 22 gennaio, la vigilia dell'inizio della festività del Capodanno lunare e ad ora sarebbe dovuta già essere tornata da giorni alla piena operatività. È evidente che il paese in questo momento sia economicamente quasi congelato, essendo alle prese con la più colossale operazione di isolamento di popolazione mai avvenuta. Per questo anche la società di rating S&P ha già tagliato di un punto percentuale la stima sulla crescita economica del 2020. Il rialzo del Pil dovrebbe fermarsi al 5% stando alle nuove prospettive. Le raffinerie cinesi hanno, peraltro, ridotto del 15% la raffinazione ovvero la quantità di petrolio che trasformano in carburante. La scorsa settimana gli impianti statali e privati hanno tagliato di almeno due milioni di barili al giorno la quantità di greggio trattata, taglio che potrebbe aumentare. Chi chiede carburante in una fase di restrizioni ai viaggi e di isolamento delle città? Il tutto avviene in una fase non benevola per l'economia globale. La produzione industriale di dicembre in Germania è crollata del 6,8% rispetto al dicembre del 2018 e del 3,8% rispetto al novembre 2019. Dati negativi arrivano anche dal fronte francese. Il coronavirus è una sorta di cigno nero, un evento negativo inaspettato, che di certo non aiuta le aziende a livello globale in un contesto reso già fragile dalle guerre commerciali.

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