Trasporto aereo, da Alitalia a Ita in attesa via libera Ue

11 mag 2021

Tutti gli italiani conoscono Alitalia, la sua travagliata storia fatta di continui salvataggi e rinascite. Forse sono meno quelli che conoscono ITA. ITA è la nuova compagnia pubblica, controllata al 100% dal Ministero dell'Economia, costituita a novembre dello scorso anno, per nascere sulle ceneri della vecchia Alitalia in amministrazione straordinaria. Su questa operazione, che di fatto è il nuovo e l'ennesimo salvataggio della nostra ex compagnia di bandiera, lo stato ci ha messo una dote da ben 3 miliardi di euro. Ma al momento ITA è una scatola vuota, non può decollare. Si parlava di un inizio per il primo aprile, ora si è arrivati a parlare del primo luglio, forse si slitterà ancora ad agosto ma attenzione perché in questo caso il fattore tempo è decisivo, perché se si tarda ancora si rischia di perdere completamente la stagione estiva e di non riagganciare la ripresa della domanda di voli internazionali. Tutto dipende dalle serrate trattative tra il Governo e la Commissione Europea. Perché Bruxelles, prima di dare il via libera al piano industriale di ITA, vuole essere certa che la nuova compagnia che nasce sia davvero una nuova compagnia e non un clone della vecchia Alitalia, in nome della libera concorrenza. Ecco perché ci chiede che tra i due vettori ci sia una vera discontinuità economica. Discontinuità a partire anche dal nome e dal logo, la Commissione dice dovrebbe andare a gara. E poi anche la flotta, quindi il passaggio di una certa quantità di aerei dalla Alitalia a ITA, dovrebbe andare con una gara pubblica e con tutti i tempi che ne seguono o quantomeno essere regolato da un'operazione fatta tutta a prezzi di mercato. Stesso discorso per i servizi di terra e per quelli di manutenzione, dovrebbero essere ceduti a società esterne, non controllabili da ITA. E poi il punto centrale è quello degli slot, i preziosissimi diritti sulle fasce orarie di accesso di decollo e atterraggio degli aeroporti. Alitalia, ad esempio, a Linate ne ha quasi due terzi, dovrebbero essere ceduti per il 50%. Da tutto questo deriva il perimetro della nuova ITA, dunque il numero di aerei. Si partirebbe con circa 50, per poi andare a crescere con l'aumento della domanda e circa 4.500 dipendenti. Rispetto però ai 10.500 dell'Alitalia attuale, c'è un rischio esuberi compresa tra i 5.500 e i 6.000. Ma a monte di tutto questo rimane sempre una domanda: ce la farà la piccola ITA a tenersi in piedi in un mercato così competitivo? Perché dobbiamo sempre ricordarci che la Alitalia, che era più grande di ITA già prima della pandemia, ecco i numeri del 2019, se guardiamo la quota di mercato passeggeri internazionali da e per l'Italia, ne avevo solo circa il 7,8%, mentre una low cost come Ryanair superava il 23%.

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