Unicredit, fase di incertezza guardando a Mps

02 dic 2020

La fase che si è aperta in Unicredit dopo l'annunciata uscita di Mustier è piena di incognite e va quindi chiusa presto. Lo senti dagli analisti, lo vedi sul mercato, dove il titolo è entrato subito in forte stress. Premessa necessaria. Chi controlla la seconda banca italiana? Unicredit è di fatto quasi una public company, ossia non c'è un azionista forte, molto più forte degli altri che piazzi i suoi amministratori. I due terzi della società sono in mano a una nutrita schiera di grandi fondi internazionali. Con una compagine di soci così variegata, una poltrona da addì vacante per troppi mesi, spaventa gli investitori che temono l'assenza di una strategia chiara. Ecco perché i tempi per la ricerca del nuovo leader dovranno essere stretti. Poi c'è la seconda, ma non secondaria incognita. Le possibili nozze con Mps. Il Governo, non è un mistero, sta cercando un acquirente per la più antica banca del mondo, salvata tre anni fa con i soldi del tesoro, ossia dei contribuenti e che ora è pronta per tornare sul mercato. Appunto, il mercato. Di solito non ama molto le partite più politiche che finanziarie e l'uscita di Mustier può essere letta proprio con la volontà del manager francese di smarcarsi dai pressing romani per un possibile matrimonio con tante incognite. Prima tra tutte Mps necessita ancora di soldi. Dalla relazione sui primi 9 mesi dell'anno si legge chiaramente una carenza di requisiti patrimoniali da colmare, tramite iniezione di denaro fresco, e chi la farà? Unicredit ha emesso una nota in cui si spiega che qualsiasi fusione sarà fatta senza impatti negativi sul patrimonio della banca. Il Mef che in un gruppo post fusione potrebbe essere il primo azionista con oltre il 10%, propone una serie di clausole che in sostanza invoglino l'acquirente facendo ricadere i costi proprio sul Mef, ossia su tutti noi.

pubblicità