Usa, rubati i dati 100 milioni di clienti banca Capital One

30 lug 2019

La scoperta del colossale furto informatico (oltre 100 milioni i numeri di conto corrente e previdenza sociale dei clienti della Banca americana Capital One) sarebbe partita dall'email che vedete: un messaggio di posta elettronica spedito il 17 luglio e indirizzato all'istituto della Virginia, nel quale un uomo insinua il sospetto che qualcuno abbia trafugato informazioni riservate, dati che l'anonimo segugio avrebbe trovato su un sito Internet dove i programmatori si scambiano consigli e pareri. È quanto si legge nei documenti coi quali la giustizia statunitense ha incriminato Paige Thompson, trentatreenne ingegnere di Seattle adesso agli arresti e che in passato aveva lavorato per una società informatica che svolge assistenza proprio a Capital One. La donna avrebbe condiviso online il suo bottino finendo per essere arrestata con l'accusa di essersi intrufolata nell'archivio del gruppo finanziario sfruttando un buco nei sistemi di protezione. Avrebbe sottratto l'identità finanziaria a 100 milioni di clienti americani, nonché a 6 milioni di canadesi. Capital One nega che siano state compromesse le carte di credito, ma si stima che abbia subito un danno compreso fra i 100 e i 150 milioni di dollari. Se tutto venisse confermato, si tratterebbe di uno dei più grandi casi di hackeraggio ai danni di una società del settore del credito. Solo quello subito da Equifax nel 2017, col furto di informazioni a 147 milioni di persone, lo supererebbe. Un cyberattacco, quello di due anni fa, che è costato alla società una multa di 700 milioni di dollari. L'intrusione venne comunicata con un ritardo di quasi due mesi e alcuni suoi manager nel frattempo vendettero milioni di azioni Equifax che avevano in tasca. Intanto dalle nostre parti Nexi, società di servizi per i pagamenti digitali, fa sapere di non essere stata vittima di attacchi informatici. Il riferimento è alla pubblicazione online dei dati di 18 mila persone attribuita al gruppo italiano, che però nega siano di natura finanziaria, confermando che non è stata violata la sicurezza delle carte che gestisce.

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