VIDEO Amazon festeggia i 25 anni: come è cambiata?

05 lug 2019

Cosa stavate facendo il 5 Luglio 1994? Nell'immancabile garage che vedete, a Bellevue, nello stato di Washington, 25 anni fa nasceva Amazon. Nel progetto di Jeff Bezos, appena licenziatosi da una società finanziaria newyorkese, doveva diventare la più grande libreria al mondo, proprio come il Rio delle Amazzoni, da cui prende il nome, il fiume più imponente del pianeta. Eppure era nata come piccola libreria online. Neanche Bezos avrebbe immaginato si sarebbe trasformata in un gigante che oggi tocca quasi ogni aspetto delle nostre vite. Un'azienda che nella Borsa di New York ha già superato il valore di mille miliardi di dollari, tra le più ricche al mondo, con Microsoft ed Apple. Bezos, nel podio degli uomini più ricchi, ha la medaglia d'oro, con un patrimonio personale di 156 miliardi di dollari. Quella che nel '94 sembrava una pazza idea (solo lo 0,7% della popolazione mondiale aveva l'accesso a internet) ha forse stupito anche Bezos per il risultato. Chi aveva internet vi accedeva a scuola o al lavoro. Un abbonamento a casa costava oltre 20 dollari per cinque ore di traffico. La Casa Bianca, per dire, lanciò il suo primo sito ufficiale nel novembre di quell'anno, quattro mesi dopo la nascita del colosso di Seattle. Oggi le attività dell'azienda vanno ben oltre l'originario obiettivo delle vendite online. Spaziano dall'editoria, con l'acquisizione del Washington Post, al cinema, con la Fondazione degli Amazon Studios, allo spazio, con Blue Origin. Bezos ha poi virato anche sulla grande distribuzione comprando, per 14 miliardi di dollari, il gigante Whole Foods. Luci spesso accompagnate da ombre. Un gigantismo, quello di Amazon e degli altri colossi del web, che pone anche interrogativi sulla concentrazione del potere economico e commerciale, e sull'influenza che esercitano a livello globale, e che discende anche da pratiche oggetto di critiche sempre più accese, come dimostrano le maxi multe antitrust e le polemiche sulle strategie fiscali con cui questi colossi riescono a pagare tasse irrisorie nei paesi in cui operano.

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