Virus: le conseguenze economiche

05 feb 2020

Mercati cinesi ancora in rialzo e gli analisti continuano ad interrogarsi sull'ammontare dei danni che il coronavirus lascerà alle sue spalle. A livello geopolitico, dopo l'ira del Ministero degli Affari Esteri cinese nei confronti degli Stati Uniti, Pechino va oltre e nella lista dei Paesi da ringraziare per gestire l'emergenza non include Washington. A livello economico, sempre in calo la domanda di petrolio da parte della Cina. Il Paese è fermo, ma anche gli effetti sui prezzi dei metalli preoccupano, a partire dal rame, che oggi, per la verità, rimbalza rispetto al brutto calo dei giorni scorsi, ma resta sempre in calo da inizio anno di circa l'8%. La preoccupazione è che se la Cina rallenta ne comprerà molto meno. Dall'elettronica alla manifattura il metallo è da sempre importante indicatore sulla salute di una economia. La chiusura prolungata in molte regioni chiave della Cina manifatturiera colpirà ulteriormente l'economia. Si pensi solo all'auto, con le chiusure prolungate degli stabilimenti cinesi di Toyota, Hyundai e Honda. Nel settore aereo Cathay Pacific sollecita i suoi 32800 dipendenti affinché prendano fino a 3 settimane di congedo. Anche la sede del gigante del commercio Alibaba ad Hangzhou, vicino Shanghai, viene descritta come recintata dagli osservatori. Non si capisce se sia operativa o no. Nike ha affermato di aver chiuso la metà dei suoi negozi in Cina e il business risentirà molto del coronavirus. L’FMI ha rivisto al ribasso le stime di crescita 2020, portandole allo 0,5%, anche se ammette che è difficile quantificare precisamente l’ammontare del rallentamento. Vale la pena ricordare che rispetto al periodo della Sars la Cina è diversa. Ai tempi pesava il 9% dell'interscambio globale. Oggi arriva al 23%.

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