Virus, posizioni distanti in Ue sul Fondo per la ripresa

21 mag 2020

Il futuro Recovery Fund, che dovrà finanziare la ripresa post pandemia, è ancora un oggetto misterioso. La settimana prossima, la Commissione europea presenterà il suo piano. Nel frattempo, Francia e Germania hanno presentato una loro proposta: il fondo per la ripresa – hanno spiegato Merkel e Macron – sarebbe dotato di 500 miliardi raccolti sui mercati emettendo debito comune e quindi garantito da tutti. I soldi, poi, sarebbero girati agli Stati membri, privilegiando Regioni i settori più colpiti, sotto forma di trasferimenti. Tecnicamente, quindi, non si tratterebbe di prestiti e non andrebbero a ingrossare il debito pubblico. I soldi li metterebbe la Commissione UE, chiedendoli in prestito sui mercati con l'emissione di titoli pluriennali. Soldi che, quindi, arriverebbero subito, ma che dopo alcuni anni Bruxelles dovrebbe rimborsare, almeno in parte, con i fondi del budget europeo, al quale contribuiscono tutti gli Stati. Un po', come accade oggi, alcuni Stati riceverebbero più denaro di quello che versano al bilancio comunitario. Nel caso del nostro Paese, la differenza tra quanto dato e quanto ricevuto, potrebbe essere di alcune decine di miliardi a nostro favore. L'Italia considera questa proposta un punto di partenza, ma non sufficiente. Vorrebbe una dotazione del fondo doppia, pari a mille miliardi, che è anche la cifra indicata dal Vicepresidente della Commissione, Dombrovskis. Austria, Olanda, Danimarca, Svezia, ma anche alcuni Paesi dell'est, bocciano invece la proposta franco-tedesca, i soldi del fondo della ripresa – sostengono – vanno dati sotto forma di prestiti e chi li riceve deve impegnarsi a rispettare determinate condizioni. Spetterà a Bruxelles, fare una sintesi. Paolo Gentiloni, Commissario Europeo all'Economia, ha detto che si tratterà di un mix tra sovvenzioni, crediti agevolati e prestiti di lunga durata. Insomma, gli Stati dovrebbero ripagare almeno una parte dei soldi ricevuti e probabilmente dovranno impegnarsi a portare avanti alcune riforme. Rimangono, anche nella proposta Merkel-Macron, alcune incognite: come andrebbero rimborsati i soldi chiesti in prestito dalla Commissione? Nel dibattito entra la necessità di rivedere il fisco europeo, ad esempio, introducendo tasse comunitarie e contrastando le politiche fiscali aggressive portate avanti da alcuni Paesi europei, tra cui Olanda, Lussemburgo e Irlanda per attirare imprese e di altri Stati comunitari. Anche questo punto, probabilmente, avrà un suo peso nelle trattative.

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