Virus, prime aperture, ma alcune regioni mantengono restrizioni

13 apr 2020

Se per la fase 2 dovremo aspettare ancora, si cominciano ad allentare le maglie della fasi 1, quella del lockdown quasi totale. O almeno questo è l'intento dell'ultimo decreto Conte, che consente la riapertura dal 14 aprile di alcune attività. Dalle fabbriche al commercio, possono riaprire, solo per citare alcuni esempi, cartolerie, negozi per bambini, lavanderie, l'industria del legno, quella dei computer e altre aziende che rientrano nella filiera delle attività considerate a più basso rischio di contagio. Tutti, sia chi riapre sia chi già era aperto, devono applicare protocolli per garantire la sicurezza di lavoratori e clienti, come la sanificazione dei locali, l'uso delle mascherine e il rispetto delle distanze, ma quella del lockdown è un'Italia a macchia di leopardo, con le regioni, quando non addirittura le province, che si muovono un po' in ordine sparso. Alcuni governatori hanno deciso di non seguire la strada tracciata a livello nazionale e di mantenere alcune restrizioni. La Lombardia, ad esempio, con un'ordinanza ha deciso di lasciare chiusi studi professionali, librerie e cartolerie, e se c'è chi si muove in senso più restrittivo, altri invece tentano di allargare le maglie. I sindacati denunciano che molte aziende – 70 mila secondo la UIL - chiedono alle prefetture la possibilità di riaprire in deroga rispetto alle norme nazionali, ma pure qui la situazione non è omogenea. Per il Veneto, ad esempio, Zaia ha parlato di un lockdown a metà. Il 60% delle aziende venete, ha detto il governatore, è aperto. A Brescia, invece, secondo l'Associazione degli industriali, il 70% delle imprese sono ferme e un altro 15% è solo parzialmente operativo. In Liguria il governatore Toti vorrebbe la riapertura di alcuni cantieri, ad esempio quello della fibra ottica. Ma l'Italia non è l'unico Paese alle prese con la difficile decisione sull'opportunità di allentare le restrizioni anti-contagio. In Spagna, altro Paese duramente colpito, da oggi tornano al lavoro i dipendenti dell'industria e delle costruzioni. Una decisione che ha sollevato critiche e perplessità da parte delle autorità locali, come la Comunità autonoma di Madrid o la Catalogna.

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