Virus, tensioni Usa-Cina: le incognite sull'economia

05 feb 2020

C'è un mistero che corre tra Washington e Pechino, riguarda le epidemie di coronavirus e i rapporti fra le due superpotenze mondiali. Donald Trump ha prima promesso e ha poi affermato pubblicamente di aver offerto quelli che ha definito enormi aiuti alla Cina, allo stesso tempo, però, uno dei suoi collaboratori Robert Bryant, consigliere alla Casa Bianca per la Sicurezza Nazionale, ha precisato che il Paese del Dragone non ha ancora accettato alcuna assistenza. Dichiarazioni che stridono con quelle che da qualche giorno arrivano dal Ministero degli Esteri Cinese, secondo il quale l'America ha espresso disponibilità ad offrire aiuto, ma nulla ha fatto finora in concreto. In più, accusa Pechino: Washington diffonde il panico con le misure che ha adottato, misure giudicato inappropriate, in contrasto con quanto suggerito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e che sono un cattivo esempio per tutti. Pur non essendo l'unico Paese ad aver varato restrizioni, in America ha vietato l'ingresso a tutte le persone che nelle ultime due settimane sono state nella Repubblica popolare e ha imposto per la prima volta, in 50 anni, una quarantena federale di 14 giorni agli americani che tornano dalla regione dov'è scoppiata l'epidemia. Tutte misure annunciate da Trump con orgoglio, ma che indignano Pechino, convinta che sia un'eccessiva e che contribuiscono a danneggiare i suoi affari. In pratica ce n'è abbastanza per riaccendere il conflitto fra i due paesi, che poche settimane fa avevano firmato una tregua nella guerra commerciale, dopo quasi due anni di schermaglie e rialzi incrociati dei dazi. Una guerra tutt'altro che conclusa, che oltre a colpire la Cina ha depresso la crescita globale e che potrebbe riaccendersi nel prossimo futuro se i rapporti diverranno più tesi. In questo senso non ha certo dato una mano, Wilbur Ross, il Segretario americano al commercio, cavalcando uno dei temi più cari a Trump, è convinto che l'epidemia potrebbe accelerare il ritorno di posti di lavoro nel nord America, perché, è questo il ragionamento, il coronavirus potrebbe spingere alcune aziende a spostarsi dalla Cina agli Stati Uniti e al Messico. Insomma, oltre al fronte sanitario ed economico, la crisi rischia di estendersi anche alle relazioni diplomatiche.

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