Whirlpool Napoli, ultimatum di Di Maio

05 giu 2019

Il futuro della fabbrica Whirlpool di Napoli è appeso a un aut aut, quello del Ministro dello Sviluppo, Luigi di Maio, che fa leva sui fondi pubblici che la multinazionale americana di elettrodomestici ha preso negli anni e su quelli che deve ancora incassare per scongiurare la vendita dello stabilimento campano che mette in pericolo il posto di lavoro di oltre 440 impiegati. O entro sette giorni portano la soluzione per lasciare aperta quell’azienda e far lavorare le 450 persone o noi gli togliamo i soldi che hanno preso dallo Stato, gli blocco quelli che gli stavamo per dare e gli tolgo quelli che gli abbiamo dato con alcuni strumenti. Sui fondi pubblici che l'azienda avrebbe ricevuto, non c'è molta chiarezza. Di Maio ha parlato di 50 milioni, poi dal suo Ministero si è precisato che si tratta di 27 milioni concessi dal 2014 al 2018, una cifra di poco al di sopra di quella calcolata dai sindacati. Otto milioni invece sarebbero gli altri denari che la società dovrebbe ricevere nel prossimo futuro. Tutti quattrini sulla cui restituzione però pendono una serie di incognite e che sono frutto di accordi. L'ultimo di questi risale a ottobre, quando l'impresa si è impegnata a investire 17 milioni su Napoli, uno degli 8 stabilimenti che Whirlpool ha in Italia, dove in totale il colosso impiega oltre 6.000 persone. La multinazionale, pur confermando i 250 milioni di investimenti complessivi in tre anni nel nostro Paese, vuole però cedere la fabbrica di Napoli in quella che si dovrebbe configurare come una cessione di ramo d’azienda. Di fronte all'ultimatum di Di Maio, che ha dato sette giorni a Whirlpool, i vertici dell'azienda avrebbero ripetuto di non voler chiudere, ma di non aver ancora una soluzione. La cessione del sito, dove si producono lavatrici, sarebbe dovuta a una crisi degli ordini in calo a causa della concorrenza estera. Una circostanza che non suona nuova.

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