Attentato Egitto, 3 giorni di lutto nazionale

Oggi l’Egitto commemora le vittime del sanguinoso attacco contro il complesso della cattedrale di San Marco al Cairo: cristiani copti, soprattutto donne e bambini, e si chiede perché. La minoranza cristiana in Egitto rappresenta circa il 10 per cento della popolazione, 10 milioni di persone che avevano espresso il proprio sostegno all’allora Generale al-Sīsī quando, nel luglio del 2013, era stato deposto e arrestato l’ex Presidente Morsi, Fratello Musulmano eletto un anno prima. Nel 2014 al-Sīsī fu eletto Presidente, un successo a cui i copti avevano dato un grande contributo. Oggi – sottolineano analisti egiziani – quel consenso sembra essersi ridotto, tanto che un raduno di protesta davanti alla cattedrale di un gruppo di persone che scandivano slogan contro il Governo per la mancata protezione della minoranza copta è stato sciolto dalla Polizia con cariche violente. L’attacco non è stato ancora rivendicato e sulle responsabilità si discute. Certamente si tratta di nemici del Presidente ed è utile evidenziare che la storia recente dell’Egitto dal golpe bianco del luglio 2013 è stata costellata da attentati e al contempo da operazioni contro i terroristi dei Fratelli Musulmani indicati come presunti responsabili di ogni attacco contro Stato, forze armate e Polizia. I nemici del Generale Presidente si muovono soprattutto nelle aree desertiche del Sinai in cui la lotta al terrorismo non è riuscita ad essere efficace e tra i salafiti votati al jihadismo e i giovani della Fratellanza, spinti verso posizioni estremiste, la situazione nel Paese diventa sempre più difficile, anche dal punto di vista economico, mentre al-Sīsī forse comincia a temere che l’Egitto, che l’aveva sostenuto per arginare l’avanzata degli islamisti, lo stia abbandonando.


  • TAG
Autoplay