Condanna a 5 anni al vicepresidente di Samsung

La procura aveva chiesto una condanna a 12 anni.  Lee Jae-yong se l’è cavata con 5. L’erede della famiglia fondatrice del gruppo Samsung è stato condannato dalla Corte di Seul per una serie di reati che vanno dalla corruzione, alla falsa testimonianza, all’appropriazione indebita. Uno scandalo finanziario che aveva condotto all’impeachment e poi all’arresto anche di Park Geun-hye, primo presidente donna della Corea del Sud. Il rischio, ora, è che Samsung, in testa tra i produttori globali di smartphone, resti a lungo senza timone. Un impero industriale del valore di mercato di oltre 80 miliardi di dollari, terzo al mondo dopo Apple e Google. Sebbene il quarantanovenne Jae-yong, che della Samsung Electronics è vicepresidente, abbia sempre negato di aver cercato favori politici, secondo i giudici, avrebbe versato tangenti per 43,3 miliardi di won, una cifra intorno ai 38 milioni di dollari a Choi Soon-sil, oscuro personaggio soprannominata “la sciamana”, vicina all’ex presidente Park. La donna, pur non avendo incarichi ufficiali di governo, avrebbe approfittato della sua amicizia con Park a scopo di estorsione, nei confronti delle grandi società sudcoreane. In realtà, sarebbero state le aziende conglomerate di Seul a versare milioni di dollari alle sue fondazioni private, pur di ottenere favori dal presidente Park.


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