Coronavirus, fabbrica italiana tra prime a riaprire in Cina

Mascherine e tute protettive, immagini che documentano la ripresa della produzione in Cina all'interno di uno stabilimento italiano. Dopo lo stop imposto dalle autorità cinesi per l'emergenza Coronavirus, la fabbrica è tra le prime ad aver ottenuto il permesso di rimettere in funzione gli impianti. A Bologna, nel quartier generale dell'azienda nata nel 1939 e diventata leader mondiale della produzione di tappi a corona, si è tirato un sospiro di sollievo. “Siamo a Suzhou dal 2016, a un'ora di di auto da Shanghai, siamo lontani circa un migliaio di chilometri da Wuhan, quindi siamo colpiti dall'effetto Coronavirus, ma non direttamente. La paura è stata tanta perché, se si fosse protratta la chiusura di questo stabilimento, tutto il gruppo ne avrebbe risentito. Il fatto di essere riusciti a limitare questa chiusura a pochi giorni ci conforta. Speriamo che anche nel futuro, nei prossimi giorni, ci possono essere riaperture di tutte le altre aziende che sono lì.” “Quali sono le regole principali che vi hanno imposto?” “La prima è quella di misurare la temperatura ogni 6 ore a tutti i dipendenti, vestirsi con delle tute, guanti, scarpe, cuffie, occhiali, mascherine, pena una chiusura a tempo indeterminato delle aziende.” 180 milioni di fatturato, 600 dipendenti in vari Paesi, 80 in Cina, primo mercato per questa eccellenza italiana. Il Coronavirus continua a fare paura anche sul piano economico. “Il consiglio che io tendo a dare è quello di non essere troppo allarmisti. Noi, per esempio, abbiamo dato la possibilità ai nostri due capi italiani che sono là di poter tornare, ma loro hanno detto “Assolutamente no” perché anche eticamente venire via dalla Cina avrebbe significato chiudere quella fabbrica.”


  • TAG