Egitto, dal 2011 40 attentati contro i cristiani

Dalle Primavere arabe del 2011 alla cacciata di Hosni Mubarak, i copti hanno vissuto in uno stato di crescente tensione che ha avuto il suo apice durante il periodo del governo del Presidente islamista Mohamed Morsi. Solo dal 2013 vi sono stati una quarantina tra aggressioni di cristiani e attacchi a chiese, in pratica un episodio al mese, con decine di morti. Un attentato di questa portata contro un luogo di culto cristiano non si verificava, infatti, dal 2011, quando una bomba esplose il 1° gennaio nella chiesa dei Santi di Alessandria. Il bilancio fu di 21 morti e circa 70 feriti. L’ultimo grave attentato, invece, risale a due settimane prima di Natale del 2016, quando un’esplosione uccise oltre 25 persone ferendone una cinquantina, per lo più bambini, nella più grande chiesa copta del Cairo. L’epicentro delle violenze è l’Egitto rurale e in particolare la regione di Minya, il turbolento governatorato con mix esplosivo di un 35 per cento di popolazione cristiana e un forte radicamento jihadista. Il Presidente egiziano Al-Sisi, che ha destituito Morsi, promettendo di ripristinare l’ordine e di proteggere le minoranze, ha ribadito anche recentemente che gli egiziani sono tutti uguali nei loro diritti e nei loro doveri, in accordo con la Costituzione e ha lodato la calma e la saggezza con cui la comunità cristiana sta rispondendo alle violenze. I copti sono una minoranza che ha sempre avuto un ruolo chiave nell’economia, nell’establishment dell’Egitto, anche se molti di loro oggi vivono sotto la soglia di povertà.


  • TAG
Autoplay