Fuga di Amri, botta e risposta tra Merkel e Italia

Immigrazione e sicurezza: Italia, Germania ed Europa, o meglio, Roma, Berlino e, ancora una volta Schengen, oggetto di dubbi ed euroscetticismo diffuso. A sollevare nuovamente il caso, partendo dalla lunga traversata continentale di Anis Amri, l’attentatore di Berlino ucciso poi il 23 dicembre scorso a Sesto San Giovanni, è Angela Merkel. La caccia ai terroristi nel sistema Schengen, dice la Cancelliera, funziona relativamente bene, ma esistono evidenti e consistenti buchi, rincara la Merkel, come dimostrato dal fatto che l’attentatore sia potuto arrivare dall’Italia alla Germania, e soprattutto, allorquando le iscrizioni nel Registro Schengen sono avvenute troppo tardi. Pronta la replica italiana: all’osservazione della Cancelliera il Ministro della Giustizia, Orlando, sottolinea che Roma ha sempre fornito le informazioni in suo possesso, e che i tedeschi, semmai, dovrebbero avercela principalmente con se stessi. Secondo quanto appreso, infatti, la prima segnalazione della pericolosità di Amri, arriva nella banca dati Schengen proprio per mano italiana, il 23 giugno 2015, e l’Italia invia alla Germania il 17 febbraio 2016 un nutrito fascicolo giudiziario sul terrorista. Insomma, piena efficienza sul fronte sicurezza, ma al tempo stesso, lavoro sul versante immigrazione, come testimoniato dalla missione a Tripoli del Ministro dell’Interno Minniti, che così, dopo i viaggi in Tunisia e a Malta ha incontrato il premier libico al-Serraj. Missione coronata dalla riapertura dell’Ambasciata in Libia: sarà la prima ad operare in modo continuativo nel Paese nordafricano. Un segnale di fiducia anche per un lavoro di concreto contrasto all’immigrazione illegale, sottolinea il Ministro degli Esteri Alfano. Insomma, l’avvio di una nuova fase di cooperazione, spiega il Viminale, fatta di assistenza alla Guardia costiera libica per frenare i flussi illegali.


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