Gerusalemme capitale, terzo giorno di scontri

Pietre, lacrimogeni, proiettili, granate. Si continua a protestare così in Cisgiordania e Gaza dopo la decisione del Presidente americano Donald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale d’Israele. Così a Betel, a nord di Ramallah, a Hebron e Betlemme. A Gerusalemme est la polizia israeliana è ricorsa anche all’utilizzo di agenti a cavallo per disperdere le manifestazioni di protesta. Almeno due palestinesi sono rimasti uccisi nei due raid condotti da Israele sulle postazioni militari di Hamas, nel nord della Striscia di Gaza. È stata la risposta al lancio di razzi da parte palestinese. Si aggiungono alle due vittime di venerdì, durante gli scontri tra palestinesi e militari israeliani nei territori. Alle violenze sul terreno si accompagna una situazione politico-diplomatica tesissima. Il Presidente palestinese, Abu Mazen, ha fatto sapere che non riceverà il Vicepresidente americano, Mike Pence. “Non ci sarà alcun incontro” ha detto il consigliere diplomatico presidenziale Al Khalidi alla radio palestinese. “Gli Stati Uniti hanno passato una linea rossa che non avrebbero dovuto attraversare”. La lega araba chiederà al Consiglio di sicurezza dell’ONU di adottare una risoluzione che respinga la decisione di Trump. Hamas annuncia che l’intifada proseguirà.


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