Guerra in Siria, 8 morti nei raid aerei, civili in fuga

Le scie di fuoco nella notte, i missili superano il confine dalle basi militari turche verso i villaggi curdi, in territorio siriano. L'obiettivo è colpire i comandi militari, per ora di certo ci sono vittime civili. I primi Paesi colpiti non sono distanti da Kobane, il simbolo della resistenza curda all'Isis. Sono stati loro, i curdi, poi a combattere sul terreno contro l'Isis a conquistare la loro capitale, la capitale del Califfato, Raqqa, a contribuire a liberare Palmira, uno dei patrimoni dell'umanità. Oggi i curdi sono di nuovo soli e dovranno lottare, migliaia di civili lasciano il Paese. Queste immagini sono un già visto e tra le fila della povera gente in fuga, la grande minaccia del terrorismo. I curdi, infatti, controllano i campi di prigionia, vere e proprie cittadelle dove sono rinchiusi ex combattenti Isis e i loro familiari e oltre 2.000 foreign fighters. Ci sono già stati episodi di fuga di massa, i controlli a causa della guerra potrebbero allentarsi. Spostiamoci dal confine e andiamo in Europa, in Belgio, in Italia e in molti Paesi le proteste dei curdi che ancora una volta, nella storia, sono stati traditi e che provano debolmente a far sentire la loro voce, ma non basterà. Avrà più eco la voce di Trump o quella di Erdogan. Un'altra minaccia è all'orizzonte, Bashar al-Assad non può restare a guardare, la guerra potrebbe riprendere anche in altre zone.


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