I dubbi sulla missione Nato dei militari italiani in Turchia

Regole d'ingaggio classificate, ma che al momento non sembrerebbero esser state modificate. È dal 2013 che la Turchia, come Paese della NATO, ha ottenuto di incrementare il suo dispositivo di difesa dalla minaccia di eventuali missili dalla Siria. Cinque i paesi dell'alleanza atlantica che negli anni si sono dunque avvicendati nella missione Active Fence. Tra questi l'Italia, di stanza nei pressi del confine turco-siriano con 130 militari 25 mezzi terrestri ed una batteria missilistica. L'altra nazione attualmente dispiegata con missili Patriot è la Spagna. Sono proprio le regole d'ingaggio ad essere oggetto di numerose perplessità, considerando l'invasione della regione curda del Rojava da parte della Turchia. Ci si chiede infatti se fossero proprio i curdi, che hanno combattuto l'ISIS, ma che ora sono sotto attacco turco con Ankara che li ridefinisce terroristi, a dover lanciare dei missili. I militari italiani che fanno parte del dispositivo NATO dovrebbero intervenire? Perché se lo facessero, sosterrebbero direttamente l'invasione voluta da Erdogan. Fonti della difesa spiegano che si attende sia al vertice a Bruxelles con la diplomazia della UE al gran completo, sia quello dei capi di stato e di governo di giovedì per comprendere se ci sarà una posizione unica a livello europeo sul conflitto scatenato dal presidente turco Erdogan, già condannato quasi all'unanimità. E se dunque il nostro impegno nell'operazione Active Fence, fonte attuale di numerosi imbarazzi, sarà ridefinito. La stampa turca parla di un possibile ritiro, ma è certo che la questione dovrà essere definita proprio in sede NATO. Dove il segretario generale Jens Stoltenberg al termine del suo recente incontro con il ministro degli esteri turco Çavuşoğlu ha detto: "ho condiviso le mie gravi preoccupazioni sul rischio di un ulteriore destabilizzazione della regione, di un'escalation delle tensioni e di ulteriori sofferenze umane. Abbiamo un nemico comune: l'ISIS". Sconfitto però proprio dai curdi.


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