Irlanda Nord, uccisa giornalista, polizia: atto terroristico

Un'auto e un furgone in fiamme, cappucci alzati, pietre e bombe carta contro i blindati della polizia. Prende fuoco cosi la notte di Londonderry, la Derry dei repubblicani, quelli che non hanno mai accettato gli accordi di pace del 1998 e che scendono in piazza a pochi giorni dalle celebrazioni per la rivolta dell'aprile 1916, ricordata come la Pasqua di sangue. Ed è proprio nelle zone Mulroy Park e Galliagh che scoppiano gli scontri, durante le perquisizioni della polizia in alcune abitazioni. Si sta indagando sull'autobomba del 20 gennaio, scoppiata nel centro della città. Poteva essere una strage, è stato invece un campanello d'allarme. Nel mirino c'è un gruppo denominato “New IRA”, fazione repubblicana dissidente, considerata responsabile del riacutizzarsi delle violenze negli ultimi mesi. Il blitz è la miccia, infuriano gli scontri. In una sparatoria a Creggan perde la vita una donna, Lyra Mckee, è una giornalista di 29 anni. Una collega testimone racconta che era accanto a una Land Rover della polizia quando è stata colpita da colpi di arma da fuoco. La polizia conferma la notizia, parla di atto terroristico. A Londonderry torna la paura 47 anni dopo il massacro del Bloody Sunday in cui persero la vita 14 persone e si riaffaccia l'incubo degli anni tra il 1968 e il 1998, quelli degli scontri in Irlanda del Nord tra gli unionisti, lealisti alla corona britannica e i repubblicani pro indipendenza, anni di sangue in cui persero la vita 3000 persone. Poi la tregua con gli accordi del Good Friday del 1998 che hanno riappacificato l’Irlanda e riaperto le dogane con un passaggio libero. La tensione si è riaccesa dopo la Brexit, perché una delle questioni da affrontare per l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea riguarda proprio il confine tra Eire e Irlanda del Nord, frontiera che potrebbe tornare a essere presidiata dalle forze armate. E questo è un problema per chi vuole che resti tutto com’è.


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