Muro Messico, Nyt: Trump pensava a trincea con rettili

A mali estremi estremi rimedi. Sarà stata questa massima ad aver ispirato Donald Trump nella sua ultima mossa per far fronte all'emergenza immigrazione, pensando a una trincea d'acqua, piena di serpenti e coccodrilli, per fortificare il muro al confine con il Messico. Almeno questo è il racconto del New York Times, giornale da sempre avversario del Presidente Usa. Secondo il quotidiano Trump privatamente avrebbe sollecitato i suoi collaboratori più volte a fare una stima dei costi di tale operazione con i rettili. D'altronde ogni idea gli viene puntualmente bocciata dal suo staff. Il tycoon - si legge ancora nell'articolo - avrebbe dapprima voluto dotare il muro di reti elettrificate vietate dalla legge, come gli hanno fatto notare i suoi advisor. Poi di separare i migranti alle gambe per rallentarli mentre cercano di attraversare il confine tra Messico e gli Stati Uniti, pratica, anche se illegale, quindi l'ultima incredibile idea degli alligatori che evoca metodi da Medioevo. Coccodrilli o meno la questione che in queste ore preoccupa di più il Presidente è certamente l'inchiesta di impeachment richiesta dai democratici, sullo sfondo dell'Ucraina-gate. Trump rompe gli induci e su Twitter passa all'attacco: “Sono arrivato alla conclusione che quello che sta avvenendo non sia un impeachment è un colpo di Stato”, scrive il Capo della Casa Bianca. “L'obiettivo - conclude – è togliere al popolo il potere, il suo voto, le sue libertà”. Parole che seguono le mosse del Segretario di Stato americano che dall'Italia, dove è in visita, fa sapere che suoi funzionari non compariranno al Congresso per testimoniare nell'ambito dell'inchiesta sull'Ucraina-gate, come richiesto dai Dem, che a loro volta replicano: “Ogni tentativo di intimidire i testimoni è illegale, Pompeo consegni, piuttosto, tutta la documentazione relativa a Kiev”.


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