No a ricollocamenti, 3 Paesi dell'est davanti a Corte UE

Dopo essersi fatti letteralmente beffe dell’accordo europeo sul ricollocamento dei profughi, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca sono state deferite davanti alla Corte di giustizia europea. La Commissione, dunque, ha deciso di portare avanti la procedura d’infrazione nei confronti dei tre Paesi che non hanno accettato alcun richiedente asilo da Italia e Grecia nonostante il piano vincolante e concordato da tutti gli Stati membri, un piano scaduto a settembre e dai risultati piuttosto modesti, ma che aveva rappresentato il primo concreto atto di solidarietà dell’Europa nei confronti di chi vive in prima linea l’emergenza migranti. I tre Paesi dell’Est, peraltro, contro i ricollocamenti obbligatori avevano anche fatto ricorso proprio contro la Corte di Lussemburgo, che ne aveva però sancito la legittimità. Ora, salvo improbabili ripensamenti dell’ultimo minuto, i giudici potrebbero stabilire pesanti sanzioni per i tre Governi. Decisione inevitabile, secondo l’Esecutivo italiano, mentre per il Commissario Timmermans deve essere chiaro a tutti che quando uno Stato membro si trova ad affrontare una crisi gli altri non si possono sfilare. Una soluzione politica è ancora lontana e il Consiglio europeo della prossima settimana dovrebbe segnare l’ennesimo nulla di fatto, nonostante la Commissione ribadisca la volontà di riformare entro giugno il regolamento di Dublino, che oggi impone l’assistenza dei richiedenti asilo ai Paesi di primo ingresso, come l’Italia. Tutto questo mentre continuano a far discutere e indignare le condizioni dei migranti nelle prigioni libiche. “Non è colpa dell’Europa, è una situazione che c’era già prima” dicono dalla Commissione, annunciando comunque la volontà di arrivare entro febbraio a 15.000 rimpatri nei Paesi di origine.


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