Olanda al voto, tra tolleranza e xenofobia

Gli occhi dell’Europa per una volta sono puntati tutti verso la piccola Olanda. Quello di oggi è, infatti, il primo importante appuntamento elettorale di quest’anno nel Vecchio Continente, che rischia di avere ripercussioni anche sulle elezioni in Francia e in Germania e, in generale, sul futuro dell’Unione Europea. Colpa o merito, a seconda dei punti di vista, di Geert Wilders, leader del Partito della Libertà, che punta a cacciare i musulmani fuori dall’Olanda e l’Olanda fuori da Euro e Unione europea. In tempi di crisi, anche in un Paese considerato iper-tollerante e multiculturale, il messaggio di Wilders pare aver fatto breccia. Per questo, il premier uscente, il liberale Mark Rutte, continua a ripetere che ora l’Olanda deve dare un primo stop all’ondata di populismo che, dalla Brexit in poi, riscuote successo in tutta Europa. Fino a poche settimane fa, i sondaggi davano in testa Wilders. Ora Rutte sembra leggermente in vantaggio, anche grazie alla linea dura tenuta con la Turchia, che ha portato a uno scontro diplomatico senza precedenti con il Presidente Erdogan per la vicenda dei comizi negati ai ministri turchi. La risposta Wilders potrebbe, però, passare anche per i Verdi, dati in forte ascesa grazie a un leader, Jesse Klaver, appena trentenne, per metà marocchino e per metà indonesiano, che rappresenta l’esatto opposto dell’ultradestra di Wilders. Fiato sospeso fino all’ultimo. Secondo i sondaggi, quasi un elettore su due non avrebbe ancora deciso. Per i 150 seggi del Parlamento olandese si sfidano ben 25 liste, un sistema davvero super affollato dovuto alla legge elettorale proporzionale pura. Dunque, basta meno dell’1 per cento delle preferenze per ottenere almeno un seggio. Con un sistema così, per governare serve, dunque, un’ampia coalizione. Visto che tutti i partiti hanno già detto che non faranno mai alleanze con Wilders, il Partito della Libertà è destinato comunque all’opposizione.


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