Presidenziali Afghanistan, voto sotto minaccia

Tante le incognite sulle presidenziali in Afghanistan. La quarta consultazione per la scelta del Presidente dalla caduta del regime talebano nel 2001, si apre in un Paese ancora lontano dagli standard democratici, dilaniato dalle violenze e destabilizzato da poteri opposti. La prima incognita è la sicurezza dei seggi, nonostante le migliaia di uomini di contingenti stranieri ancora presenti nel Paese. Dopo la rottura del tavolo di mediazione internazionale, i miliziani talebani hanno annunciato assalti ai seggi, promessa ribadita dai seguaci dell'ISIS che nel Paese asiatico sognano un Califfato. Dei 37 milioni di afghani solo 10 si sono iscritti al voto e nelle previsioni molti altri rinunceranno per pressioni e minacce. Secondo un sondaggio della Transparency Election Fondation of Afghanistan, oltre la metà degli intervistati ha dichiarato di aver paura ad andare a votare. Oltre le violenze, a scoraggiare è alla corruzione. Cinque anni fa le presidenziali furono inficiate da accuse di frode e brogli. Dopo diversi mesi di mediazione internazionale si giunse a un compromesso tra i due sfidanti: un governo di unità nazionale. Cinque i candidati ammessi in questa, ma i contendenti, oggi come allora, sono Abdullah Abdullah, classe 60, nel 2001 in prima fila nella marcia dell'alleanza del nord su Kabul, liberata dai talebani, ex ministro degli esteri, medico e attuale amministratore delegato della Repubblica Islamica dell'Afghanistan. L'altro è il Presidente uscente, l'economista Ghani, accademico negli Stati Uniti, funzionario della banca mondiale che, dopo aver trascorso buona parte della sua vita fuori dall'Afghanistan, è rientrato per gestire la grande assemblea degli anziani, la Loya Jirga, la costituente nell'Afghanistan liberato che ha scritto la nuova Costituzione. Di etnia pashtun, per le presidenziali ha rinunciato alla cittadinanza americana. Due volti sovrapponibili nella ricerca di stabilità e sicurezza nel Paese e neppur troppo distanti nelle alleanze internazionali, ma da sempre contrapposti in patria, accomunati dalla quasi totale assenza di donne nella loro squadra politica. 5 mila i seggi in tutto il Paese per questa consultazione già più volte rinviata, in cui si vota con il riconoscimento biometrico per evitare brogli, ma che, per stessa ammissione della commissione elettorale, non tutti i seggi erano pronti per il voto.


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