Primo giorno giorno di Governo di Boris Jonson

Le spade, seppur a distanza, si sono incrociate. Il duello vero e proprio aspetta solo il segnale di via perché se l'obiettivo, la Brexit, è condiviso, le strade per raggiungerlo, deal, no deal, e in caso quale deal, non potrebbero essere più diverse. Boris Johnson fotografa la sua strada nel suo primo intervento da Premier alla Camera dei Comuni. “L'accordo di ritiro negoziato dal mio predecessore è stato respinto tre volte da questa Camera. I suoi termini sono inaccettabili per questo Parlamento e per questo Paese. Nessun paese che dà valore alla sua indipendenza e al suo auto-rispetto potrebbe firmare un trattato del genere”. La reazione dell'Unione europea è immediata: “Eliminare la clausola di salvaguardia irlandese è inaccettabile”, scrive Michel Barnier alle 27 capitali. Da parte sua, però, Boris tiene duro, sprizza fiducia e impone ottimismo, assicura “ricorderemo questo periodo come l'inizio di una nuova età dell'oro. Saremo il Paese più grande”. Così promette: “La soluzione al confine si può trovare, un nuovo accordo con l'Unione europea è possibile, basta volerlo”, e comincia a spostare il peso di un eventuale no deal sulle spalle di Bruxelles, mente il suo gabinetto del leave accelera i preparativi per un divorzio traumatico, dedicandogli più di 4 miliardi di sterline. Esclude, Johnson, un secondo referendum; annuncia che Londra non nominerà il Commissario europeo, che pure ancora le spetta. “Noi siamo il partito della Brexit, in gioco c'è la fiducia della democrazia. Noi siamo il partito del popolo”, urla quasi Boris dallo scranno del Premier. Bersaglio Jeremy Corbyn, che lo sfida. Lo sfida a non diventare vassallo di Donald Trump, lo sfida: “Le sue parole le abbiamo già sentite, perché dovrebbe riuscire dove Theresa May ha fallito?” La domanda che tutti si pongono, e che insieme ad altri segnali sembra indicare una sorpresa annunciata. Per ottenere la Brexit, quando Bruxelles impedirà un nuovo accordo, e quando il Parlamento impedirà il no deal, ci saranno solo le elezioni anticipate. La squadra del leave ha iniziato la rivoluzione nel 2016; ora è al Governo per portarla a termine.


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