Russiagate, il possibile coinvolgimento dell'Italia

Che fine ha fatto il professor Joseph Mifsud, al centro di un presunto intrigo che vedrebbe coinvolto in maniera importante il nostro Paese? Roma, 2016. Il docente maltese avrebbe incontrato nella capitale, forse proprio l'interno della Link University, ateneo presso il quale ha una delle sue collaborazioni, George Papadopoulos, il consigliere della campagna elettorale di Donald Trump. I due si conoscono da anni, dai tempi di un'esperienza lavorativa a Londra. In quell'occasione Mifsud avrebbe avvisato l'amico di poter far da tramite con russi in possesso di migliaia di e-mail compromettenti della sfidante democratica Hillary Clinton. A fine ottobre 2017, grazie al lavoro del procuratore speciale Robert Mueller, viene reso noto il nome di Mifsud alla pubblica opinione e il professore sparisce. L'ultimo avvistamento avviene proprio nell'ateneo romano, dove un giornalista del quotidiano La Repubblica lo avvicina. “Tutto quello che ho fatto è favorire rapporti tra fonti non ufficiali e tra fonti ufficiali e non, per risolvere una crisi” spiega. Secondo Il Foglio, il docente avrebbe continuato a vivere all'interno del campus fino all'estate del 2018. Tra tante incertezze una cosa sembra però sicura: l'evidente interesse degli americani per l'uomo, determinati a scoprire che fine abbia fatto. Il Presidente americano, pressato anche dal rischio impeachment, potrebbe aver bisogno anche di personaggi come Mifsud per avallare una sorta di contro narrazione sul Russiagate. I media a lui vicino, Fox in testa, spingono per dare forza alla teoria per la quale, in realtà, l'uomo sarebbe stato il mezzo per tendere una trappola a Papadopoulos. Quest'ultimo, dalle colonne del quotidiano La Verità, ha dichiarato che Matteo Renzi sarebbe stato usato da Barack Obama per attuare, ha spiegato, questo colpo basso nei confronti di Trump. L'ex Presidente del Consiglio ha annunciato querela. I fari sono dunque puntati sul nostro Paese. Stando a quanto ricostruito dal Corriere della Sera, ci sarebbero stati almeno due incontri autorizzati dal Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, che ha la delega ai Servizi segreti, tra il ministro della giustizia statunitense William Barr, accompagnato dal procuratore John Durham, e i vertici della nostra Intelligence. Viaggi, come anche quello dell'ex capo della CIA e ora segretario di stato Mike Pompeo, che avrebbero avuto come obiettivo anche quello di scoprire se l'Italia abbia davvero giocato un ruolo nel Russiagate, se abbia tenuto per sé documenti riservati sulla vicenda e, soprattutto, se abbia aiutato Mifsud a nascondersi. Spetta ora al Copasir, il comitato di controllo sui Servizi, accertare la legittimità dei contatti autorizzati da Palazzo Chigi.


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