Sale a 17 morti il bilancio degli attacchi Isis a Teheran

Erano stati a Raqqa e a Mosul come miliziani dello Stato islamico. Dopo l’attacco sunnita nel cuore dell’Iran sciita, le prime ricostruzioni dell’intelligence della Repubblica Islamica confermano quanto da subito rivendicato: gli assalitori del Parlamento e del Mausoleo dell’imam Khomeini erano miliziani dell’Isis, che hanno acquisito capacità militari direttamente sui campi di battaglia, siriani ed iracheni. Paesi dove l’influenza sciita del regime dell’ayatollah è sempre più radicata, vicini al presidente alauita Bashar al-Assad ed al fianco del governo di Baghdad. L’assalto di quattro ore a Teheran ha dunque violato quello che finora era considerato uno dei paesi più sicuri di un’area esplosiva ed ha acceso l’ennesimo scontro diplomatico con gli Stati Uniti dopo che il presidente americano, Donald Trump, ha twittato che l’Iran è sponsor del terrorismo e rischia di rimanere vittima del male che promuove. Messaggio questo che il ministro degli esteri iraniano, Javad Zarif, ha definito ripugnante. Ma lo scontro non è solo con Washington: sullo sfondo degli attacchi di ieri si consuma soprattutto la lotta tra Arabia Saudita ed Iran, tra potere sunnita e quello sciita, tra chi sostiene Riad e chi Teheran, in nome di precisi interessi economici. Le autorità iraniane hanno affermato, intanto, di aver già sventato oltre dieci attacchi nel Paese. Ma è chiaro che quello andato a segno è stato attentamente studiato: una strage, con un bilancio che l’alto numero di feriti gravi vede in costante aggiornamento.


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