Sira, Erdogan: chi non ci aiuta, prenda i profughi

La linea del fronte corre irregolare sulla frontiera, i colpi partono dalla Turchia, i raid aerei colpiscono i villaggi siriani, ma a terra qualcosa di più grave sta per succedere. Ecco il teatro di guerra, nomi di villaggio, fino a ieri poco noti, oggi al centro delle cronache, fino a ieri abitati per lo più da curdi e cristiani e oggi qualcosa sta cambiando. Ecco Tell Abyad, la bandiera gialla della Rojava curda viene ammainata dalla principale rotatoria del Paese, sale al suo posto la bandiera dell'esercito siriano, alleato dei turchi. Le foto di rito, una scena già vista. Poco lontano, a Manbij, ancora qui i curdi devono farsi da parte, ma cambia il colore della bandiera; è quella rossa dei siriani fedeli a Bashar al-Assad. Ancora lo scontro fratricida tra siriani non si è ancora consumato, ma le parti non sono distanti, la guerra civile continuerà. Oggi nel mirino il territorio dei curdi, che avevano sognato l'autonomia e oggi scoprono l'ennesimo tradimento. Sullo sfondo le minacce di Erdogan “Il mondo deve sostenerci o prendersi i rifugiati della Siria”. Ecco, a proposito, uno dei tanti campi profughi ospita i civili in fuga da Kobane, la città simbolo della resistenza curda contro l'Isis. I bambini si spintonano per un po' d'acqua, qui manca tutto. La storia si ripete, dunque, per questa povera gente, imprigionata da una guerra infinita.


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