Siria, continua la battaglia per liberare Raqqa

È una questione di confini, di linee, che demarcano zone di influenza, oltrepassarle in un modo o nell’altro comporta vittime: esercito, ribelli, milizie e Stato islamico si dividono il campo nella Siria dilaniata dalla guerra mentre dal cielo cadono le bombe. La coalizione internazionale, guidata dagli Stati Uniti, ha colpito le forze del regime dopo che queste avevano oltrepassato la zona di demarcazione nei pressi della base militare di al-Tanf, alla frontiera con l’Iraq e la Giordania. Sessanta soldati siriani sono stati uccisi dopo essere entrati con carri armati nel campo di addestramento delle forze locali anti-regime, gestito dagli americani. “Erano stati avvertiti di non superare il confine”, recita il comunicato della coalizione. Il Presidente Donald Trump è stato informato di quello che formalmente è definito incidente da Washington. Ma sul campo è un altro il confine a cui tutti guardano: le forze democratiche siriane hanno dichiarato l’inizio della grande battaglia per liberare Raqqa, dal 2014 capitale del terrorismo in Siria. Le milizie curdo-siriane, sostenute dagli Stati Uniti, dopo mesi di assedio sono entrate nella roccaforte dell’Isis. Circa 5.000 uomini hanno fatto breccia da nord, ma i jihadisti proveranno a resistere anche perché hanno ancora molte vie di rifornimento e di fuga. Tutto il territorio in grigio in questa cartina è desertico e non ci sono controlli né barriere. Continuano intanto a registrarsi molte vittime tra i civili. Un raid aereo della coalizione internazionale avrebbe colpito una scuola che ospitava famiglie di sfollati.


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