Trump attacca Obama: ordinò intercettazioni

“È semplicemente falso. Barack Obama non ha mai ordinato alcune intercettazioni verso Donald Trump”. È secca la replica di Kevin Lewis, portavoce dell’ex Presidente americano, ai tweet del nuovo inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, che accusa il suo predecessore di aver messo sotto controllo i telefoni della Trump Tower, quartier generale della campagna elettorale, evocando il fantasma dello scandalo Watergate e del Maccartismo. “Una regola fondamentale dell’Amministrazione Obama – ha spiegato Lewis – è stata quella secondo cui nessun responsabile della Casa Bianca ha mai interferito con le indagini guidate dal Dipartimento della giustizia”. La replica, quindi, scagiona Obama, ma lascia intravedere un procedimento avviato dal Dipartimento della giustizia in totale autonomia. Le analisi dei principali media, dal New York Times al Wall Street Journal, passando per il Washington Post, gli stessi messi quotidianamente sotto accusa da The Donald, mostrano come non vi siano al momento prove certe delle sue accuse. Mentre è semplicemente vero, secondo il New York Times, che un ordine per mettere sotto controllo i telefoni del candidato Trump possa essere arrivato dal Dipartimento di giustizia solo nel caso in cui fossero in possesso di prove sufficienti contro il Tycoon, da convincere un giudice federale ad autorizzare le intercettazioni. Prove pesanti, dunque, su gravi reati penali o pesanti sospetti che il candidato fosse un agente al servizio di potenze straniere, magari la Russia. Prende così corpo per gli analisti politici americani la convinzione che a scatenare le ire di Trump siano varie cause, dalla frustrazione per gli sviluppi del Russia-gate ai sondaggi sull’impeachment, che vedono salire al 52 per cento, secondo l’Huffington Post, i potenziali americani sostenitori della messa sotto accusa del Presidente e, non da ultimo, uno scenario ben più grave, paventato sul magazine on-line dell’ultraconservatore Steve Bannon, l’ipotesi di un colpo di stato silenzioso contro Trump, condotto attraverso una sistematica sorveglianza della campagna del Tycoon, ordinata dall’Amministrazione Obama. Quale che sia il pensiero scatenante per le accuse di Trump, quello di oggi è certamente un attacco senza precedenti di un Presidente al suo predecessore.


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