Trump licenzia ministro Giustizia contrario a bando

A poco più di dieci giorni dall’ingresso di Donald Trump alla Casa Bianca, il clima a Washington è infuocato. I senatori democratici fanno ostruzionismo ad oltranza per bloccare e rallentare le conferme dei vari membri di governo della nuova Amministrazione, soprattutto dopo lo scontro durissimo che ha portato il neopresidente a licenziare Sally Yates, suo Ministro della giustizia ad interim nell’attesa dell’arrivo di Jeff Session, che ha ordinato ai suoi procuratori di non difendere in tribunale l’ordine esecutivo che mette al bando immigrati e rifugiati in arrivo da sette Paesi musulmani. Un ordine, secondo la Yates, illegittimo. Mentre anche la voce del Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Gutierrez, si unisce al coro internazionale, definendo il provvedimento inutile e discriminatorio, il Segretario alla Sicurezza nazionale, John Kelly, in conferenza stampa ha continuato a difendere il decreto, ribadendo di essere stato informato per tempo dallo Studio Ovale su quello che non è un bando contro i musulmani, ha ripetuto Kelly, quanto una tutela per i cittadini americani rispetto al rischio terrorismo. Nelle ultime ore va, però, registrata una leggera apertura da parte della Casa Bianca, che ha deciso di ammettere circa 900 rifugiati che avevano già ricevuto i permessi necessari, anche se il timore di un’America che si chiude sempre di più resta. In quest’ottica si guarda anche con attenzione alla nomina del prossimo giudice della Corte suprema. Sono in tutto 9 e vengono nominati a vita. Donald Trump dovrebbe scegliere Neil Gorsuch, un conservatore di Denver, un anti abortista, mantenendo così, ancora una volta, una di quelle promesse fatte ai suoi elettori.


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