La rivoluzione iniziò così, con un movimento di giovani, studenti, nazionalisti, religiosi, al loro fianco anche i comunisti contro le politiche autoritarie ed economicamente fallimentari dello Scià. Era il 1979, dopo la fuga di quest'ultimo all'estero e il ritorno dall'esilio francese del religioso sciita Ruhollah Khomeini, a seguito di due referendum e alla nascita delle Guardie Rivoluzionarie si definì il nuovo volto dell'Iran e della Repubblica Islamica. 44 anni dopo, è storia di questi mesi, i movimenti scoppiati dopo la morte di Mahsa Amini, uccisa dalla polizia religiosa perché non indossava il velo correttamente. Le imponenti proteste con migliaia di arresti e centinaia di morti chiedono libertà, diritti e progresso economico. Proteste che coinvolgono tutti gli strati della società colpiti dalla crisi economica e dall'inflazione galoppante. Esclusi dalle scelte del presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi, fortemente allineato all'ortodossia religiosa e che nell'ultima finanziaria sceglie la sicurezza, la difesa e il sostegno al clero, invece di sostenere la società civile e combattere la disoccupazione (quella giovanile è al 30%). Il malcontento generale è potenzialmente esplosivo e difficilmente sarà attenuato dal'amnistìa generale decisa dalla suprema guida spirituale Khamenei che proprio nell'anniversario della rivoluzione concede la grazia alle migliaia di persone arrestate nelle proteste per Amini.























