Abusi su minori, la corte respinge ricorso cardinale Pell

21 ago 2019

Continuerà a scontare la sua pena in prigione. Questa la decisione della Corte Suprema dello Stato australiano di Victoria, che conferma il carcere per l'ex prefetto della Segreteria dell'economia del Vaticano, il cardinale George Pell. Il suo ricorso contro la sentenza di condanna a sei anni per abusi sessuali su minori, emessa lo scorso dicembre, è stato respinto con una maggioranza di due a uno. “Il cardinale ovviamente è deluso - fa sapere il suo portavoce - ma soprattutto continua a dichiararsi innocente”. Anche il direttore della sala stampa vaticana interviene, con parole che mostrano, anche se in maniera diplomatica, i dubbi della Santa Sede sulla sentenza e la fiducia che Papa Francesco continua ad avere nel cardinale. Nel prendere atto della decisione di respingere l'appello del cardinale e ribadendo il rispetto delle sentenze dei tribunali, si ricorda che il porporato ha sempre ribadito la propria innocenza e che è suo diritto ricorrere all'Alta Corte, che è il massimo organo giudiziario del Paese, cosa che probabilmente i suoi legali faranno. Pell, che dallo scorso marzo sta scontando la sua pena in carcere, è accusato di avere abusato sessualmente nella sacrestia, e con ancora indosso le vesti con cui aveva celebrato la messa solenne, di due ragazzini di 13 anni, coristi della cattedrale di St Patrick, a Melbourne, tra il 1996 e il '97. “È un giorno straordinario, giustizia è fatta”, dicono i sostenitori delle vittime riunite all'esterno del tribunale. Nominato cardinale nel 2003 da Giovanni Paolo II e da Papa Francesco responsabile dell'economia vaticana, George Pell e il più alto prelato della Chiesa cattolica mai condannato per abusi sessuali su minori. E oggi il Primo Ministro australiano ha comunicato che sarà privato del titolo dell'Ordine di Australia, il più elevato titolo onorifico del Paese.

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