Afghanistan, Blinken difende ritiro truppe

14 set 2021

Non è stato un processo ma poco ci è mancato. Formalmente era un'audizione per la valutazione del ritiro e delle politiche adottate in Afghanistan davanti alla Commissione Affari Esteri della Camera, che oggi si replica al Senato. Nei fatti è stato un fuoco di fila dell'Opposizione Repubblicana per come il Governo americano ha messo fine alla più lunga guerra nella storia degli Stati Uniti. Sul banco degli imputati il Segretario di Stato Tony Blinken che ha subito messo in chiaro di prendersi ogni responsabilità per come è stata condotta l'evacuazione di soldati e civili americani. Gli obiettivi, uccidere Bin Laden e ridurre sensibilmente le capacità di nuocere di Al-Qaida, sono stati raggiunti molti anni fa, ha detto, e dopo 20 anni, migliaia di morti e di miliardi, per il Presidente Biden non c'erano molte alternative. Poi Blinken passa al contrattacco. È stata l'Amministrazione precedente (leggasi Trump) a siglare l'accordo con i talebani per liberare 5 mila combattenti e a impegnarsi per il ritiro a maggio. Loro non hanno accettato rinegoziazioni. Noi non abbiamo ereditato un piano, ma una scadenza. Anzi, Biden l'ha anche protratta per garantire un rientro più sicuro. Neanche il peggiore scenario, ricorda il Segretario di Stato, prevedeva un collasso dell'esercito afghano in soli 11 giorni. Nel Paese, rivela, ci sono ancora un centinaio di americani che hanno chiesto di essere evacuati ma per questo serve la collaborazione del neonato Governo di Kabul che, ammette, è molto al di sotto delle aspettative degli Stati Uniti. La buona notizia arriva da Ginevra dove la Conferenza dei donatori per l'Afghanistan ha raccolto un miliardo di dollari da destinare in aiuti umanitari.

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