Ambasciatore Usa in Ucraina: aiuti per favori politici

24 ott 2019

Donald Trump non lo nasconde. Ad impensierirlo nelle ultime settimane è molto più l’Ucraina gate che la Siria. L’inchiesta della Camera dei Rappresentanti che potrebbe portare ad una richiesta di impeachment, continua a riservare sorprese e colpi di scena. Il più eclatante un paio di giorni fa con la testimonianza dell'ambasciatore americano in Ucraina Bill Taylor, che ha deciso di parlare alla Commissione d’intelligence della Camera, nonostante il divieto del Dipartimento di Stato. La sua testimonianza, durata 10 ore e come ognuna delle interrogazioni di queste indagini, era a porte chiuse, ma le sue dichiarazioni iniziali sono trapelate e sembrano confermare quello che i democratici andavano cercando, vale a dire che Trump abbia condizionato il pacchetto di aiuti da oltre 300 milioni di dollari e un incontro a Washington con il neo Presidente Zelensky e la collaborazione di Kiev. Mi è stato detto dall'ambasciatore USA presso l'Unione europea Gordon Sondland che Washington si aspettava che Zelensky annunciasse pubblicamente l'apertura di due indagini ufficiali, una sul figlio, di Biden e il suo ruolo nella società Burisma e un altro sul presunto aiuto dato dal precedente Governo ucraino a democratici nel 2016, così da dare un colpo al suo principale avversario per il 2020 e un altro all'inchiesta contro di lui sul Russiagate, provando a dimostrare che in realtà non era il suo entourage, ma quello della Clinton a collaborare con governi stranieri. Taylor ha precisato e dimostrato di aver sollevato tutte le sue perplessità su questo scambio e anche confermato di essere comunque stato chiamato a dare massima disponibilità e supporto all'avvocato personale di Trump, Rudolph Giuliani, che si occupava della vicenda. Dichiarazioni, quelle di Taylor, che potrebbero far vacillare il sostegno prezioso al Presidente in Senato di alcuni repubblicani, già preoccupati per la decisione del ritiro americano dalla Siria e per le ultime indiscrezioni di stampa secondo cui ad incanalare la sfiducia di Trump verso l'Ucraina siano stati, tra gli altri, il premier ungherese Viktor Orban e quello russo Vladimir Putin.

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